Avevo conosciuto Dario Lanzardo quando stava curando la ristampa di alcuni volumi dei Quaderni rossi. Era un professionista molto bravo, un fotografo militante, che aveva documentato le lotte sociali degli anni '70 in Italia e la rivoluzione detta dei Garofani in Portogallo, avvenuta il 25 aprile 1974, guidata dai militari progressisti, che avevano messo dei garofani rossi dentro ai fucili.Io abitavo a Torino in Borgo S. Paolo e spesso lui se ne arrivava, al pomeriggio, per portarmi ad uno dei tanti picchetti che sorgevano davanti alle fabbriche. Questi presidi organizzati dai lavoratori in sciopero si proponevano, oltre a far conoscere i motivi della lotta, quello di impedire ai cosiddetti 'crumiri' e anche agli automezzi di entrare in fabbrica.
Ricordo i fuochi che, d'inverno, venivano accesi per riscaldarsi, le espressioni preoccupate sui visi degli operai per il futuro incerto, la tensione nell'aria
Avevo rivisto Dario al Salone del Libro di Torino in occasione della presentazione di un suo libro. C'era una grande partecipazione ed io ho provato la stessa sensazione avuta alla Casa delle Donne poco tempo prima. Vedere sui volti dei presenti i segni del tempo passato, l'inevitabile invecchiamento con le speranze e le ambizioni ormai svanite, una realtà che non è quella un tempo sognata. Un senso di delusione verso il presente unito a quello della nostalgia del passato, con la rievocazione dei momenti felici…
E poi, la terribile notizia.
